20 luglio 2023

ZAKI FINALMENTE LIBERO

Finalmente, un grosso respiro di sollievo, non se ne poteva più, un vero e proprio stillicidio che ci ha logorato quasi più che la stessa persona interessata, ovvero Patrick Zaki, ora libero è arrivata la grazia concessa dal presidente Al Sisi (premier Egiziano), un provvedimento che pone fine alla disavventura di Zaki iniziata il 20/02/2020, tre anni e mezzo di sofferenze di rinvii di speranze di delusioni. 

Grazie a tutta la comunità italiana e internazionale, tra i più noti Amministy International, l’Università di Bologna, Comune di Bologna a tutte le persone che a vario titolo sono state coinvolte, compreso chi per ragioni di ufficio ne ha preso parte, come il Ministero degli Affari Este, i i rami diplomatici, il cui lavoro è stato fondamentale per il raggiungimento dell’obiettivo, e a tutte le associazioni che si sono fatte parte attive per la liberazione di una persona che nulla ha fatto se non esprimere le proprie opinioni, tra queste anche noi del Francesca Centre. 

Alla cittadinanza, in particolare quella bolognese, sempre presente e attiva nel manifestare contro decisioni ingiuste. Al di là di tutte le congetture sul chiedersi se c’è una strategia nella liberazione di Zaki e al di là della retorica dell’euforia e della gioia; che ci sta tutta: la cosa veramente importante è che ad una persona innocente gli sia stata restituita la libertà. Ma ovviamente la riflessione va oltre l’analisi politica e i ragionamenti capziosi che si stanno facendo. 

Ora dobbiamo chiederci, e noi come associazione ce lo siamo chiesti e ce lo chiediamo sempre come Francesca Centre, associazione, che è bene ricordarlo è contro ogni violenza, contro ogni arroganza, contro ogni sopraffazione e prepotenza: com’ è possibile che nel 21 secolo possa ancora esistere un regime che può infliggere anni di carcere, di restrizione personale della libertà, per aver espresso solo e soltanto opinioni? Tra l’altro montando una serie di accuse con lo scopo palese di punire severamente chi non la pensa come te, fino al punto da essere privato della vita stessa, come è successo al nostro Giulio Regeni. 

E’ evidente che c’è qualcosa che non quadra in questo mondo, che c’è ancora una parte di questo dove si sono globalizzati i beni e i servizi ma non anche i diritti, la civiltà si ferma di fronte ad interessi non solo di paesi, nazioni ma addirittura di interessi personali e/o personalistici. Si negano i diritti umani e spesso anche il diritto alla vita, si violano i diritti fondamentali senza alcuna vergogna. Il mondo globalizzato sta producendo paradossi ormai non più accettabili. 

Sotto quest’ultimo aspetto dobbiamo spingerci a rivedere le nostre posizioni che, anche se appaiono al sicuro, sono esse stesse minacciate, anche qui in occidente. Tutto quello che abbiamo costruito e conquistato con le lotte fin dalla Resistenza, potrebbero essere messe in discussione: bisogna vigilare sempre, lottare con la consapevolezza che la democrazia e il vivere secondo regole di civiltà, sono purtroppo ancora fragili. Ci sono ancora troppi posti dove la vita non conta nulla, meno di zero, ci sono ancora situazioni che non riusciamo nemmeno a immaginare e allora la vera sfida, ovvero il rispetto della vita, è il punto da dove incominciare. 

Non possiamo credere che qualsiasi regime qualsiasi ordinamento qualsiasi persona possa togliere la libertà o anche la vita a qualsivoglia persona perché la pensa diversamente. 

E’ ora di dire basta alle prepotenze di regime e non solo, in Egitto, così come al conflitto Russo/Ucraino, ed in tutti i conflitti nel mondo a qualsiasi latitudine. 


Giacomo Moncada